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Parodontite: cos’è, sintomi e cura

La parodontite, nota anche come periodontite e parodontopatia, consiste in un’infiammazione dei tessuti parodontali in grado di determinare la formazione di tasche, infezioni purulente, mobilità dentale, sanguinamenti, ascessi e persino la caduta di uno o più denti.
Se curata per tempo il processo risulta reversibile, è perciò fondamentale diagnosticare la parodontite nelle sue prime fasi per evitare che la problematica si cronicizzi e degeneri, richiedendo interventi di natura più invasiva, quali terapie rigenerative dell’osso.
Con questa sintetica infografica impariamo a riconoscere i sintomi della parodontite, gli stadi di sviluppo e le cure previste.

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Impianti dentali: sono possibili per tutti?

Quando l’impianto dentale è sconsigliato

 

Gli impianti dentali sono una procedura chirurgica ormai molto diffusa e praticata, tuttavia qualsiasi manovra eseguita dal chirurgo su un paziente deve essere sempre preceduta dalla domanda se tale terapia sia indicata.

Il modo più semplice per capirlo in tutta onestà è che il chirurgo si ponga la domanda se lui stesso si sottoporrebbe a quanto proposto oppure no.
Esistono, infatti, delle “controindicazioni” di carattere locale o generale, temporanee o permanenti che sconsigliano fortemente l’implantologia dentale: in realtà tutti i pazienti in buona salute possono essere sottoposti a un intervento di Implantologia dentale  per ritrovare il sorriso, solo, però,  un esperto chirurgo implantologo saprà necessariamente valutare “la situazione clinica globale” del paziente.
Sarà anche molto importante conoscere quali siano le  abitudini del paziente per l’igiene orale e indagare sulle sue eventuali abitudini errate (fumo, alcol etc.) o allergie ai farmaci.
Poi deciderà, da caso a caso, se e come intervenire.

Casi e controindicazioni

Le controindicazioni assolute, ovvero i casi in cui l’impianto dentale non dovrebbe essere mai praticato, sono le seguenti:

  • Immunodeficienza (deficit della risposta immunitaria alle infezioni). Tale paziente è esposto a rischi troppo elevati per affrontare un intervento di Implantologia dentale
  • Cirrosi epatica
  • Insufficienza renale
  • Malattie mentali o gravi disturbi psicologici.
  • Malattie neurologiche gravi (ictus, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer.
  • Uso di sostanze stupefacenti
  • Neoplasie in atto e pazienti in chemioterapia o sottoposti a  terapia radiante nei tre mesi prima dell’intervento di Implantologia dentale. Le attuali indicazioni per tali pazienti sono che un paziente in chemioterapia possa affrontare interventi chirurgici già dopo circa 2-3 mesi dalla fine della chemioterapia mentre un paziente che ha subito un trattamento radiante nel distretto facciale, dovrà attendere almeno 12 mesi prima di essere sottoposto a implantologia dentale.

Le controindicazioni relative, invece, riguardano quei fattori sfavorevoli da tenere in considerazione nella valutazione circa l’appropriatezza di un impianto dentale. Queste sono:

  • Diabete grave, scompensato.
  • Malattie autoimmunitarie (quando vi è una anormale reazione immunitaria verso organi dell’organismo stesso, come nel caso del Lupus Eritematoso Sistemico- LES e dell’ARTRITE REUMATOIDE).
  • Malattie cardiocircolatorie con pazienti con protesi valvolari cardiache e pregresse endocarditi batteriche. In tali pazienti esistono rischi elevati che vanno valutati con il cardiologo curante perché spesso i batteri del cavo orale possono aggredire i tessuti cardiaci provocando seri danni.
  • Disturbi della coagulazione
  • Patologie delle mucose orali come il lichen planus, pemfigo, eritema multiforme, stomatite erpetica, ecc.
  • Osteoporosi. Questa patologia non è un vero fattore di rischio per il posizionamento degli impianti. Il problema legato all’osteoporosi è legato ai bifosfonati, farmaci che vengono utilizzati soprattutto nell’osteoporosi grave e nelle terapie in presenza di neoplasie e vengono somministrati per os, endovena o intramuscolo. Questi farmaci ormai molto comuni, non vengono metabolizzati e permangono nell’osso per molti anni in elevate concentrazioni. Qualsiasi intervento chirurgico, non solo implantologico, quindi, espone al rischio di necrosi ossea a livello dei mascellari per i pazienti, soprattutto se in terapia endovenosa con tali farmaci.
  • Gravidanza
  • Tabagismo. Il consumo di tabacco aumenta il rischio di insuccesso impiantare di circa il 10% e costituisce una controindicazione nei casi più complessi come quelli con innesti ossei. La nicotina. Infatti, modifica la circolazione del sangue , causando una riduzione dell’apporto di sangue nella zona del nuovo impianto e verso i tessuti molli del cavo orale con un indebolimento delle difese immunitarie e rallentamento del processo di guarigione dei tessuti. In tali casi la struttura ossea è più rarefatta.
  • Parodontopatia (piorrea). Se il paziente non pratica abitualmente una corretta igiene orale, dovrà assolutamente abituarsi ad un costante controllo della placca batterica. In caso contrario vi sarà un rischio elevato di perdita degli impianti a causa della perimplantite ( infezione e distruzione dell’osso come avviene nella piorrea).

Nel successivo articolo vi illustreremo le possibili complicanze negli interventi di implantologia dentale.

Prof. Vito Tomasicchio

Gengive irritate e gonfie

Le gengive irritate rappresentano una condizione fastidiosa, che si presenta spesso con un aspetto gonfio e arrossato delle stesse; nella stragrande maggioranza dei casi, le gengive gonfie sono inoltre accompagnate da infiammazione, facilità al sanguinamento e dolore.
Gengivite, gengive gonfie ed infiammazione gengivale sono tre disturbi strettamente collegati tra loro.

Cause

Una scarsa igiene orale facilita l’accumulo di batteri e residui di cibo sulle gengive, provocando un fastidioso gonfiore delle stesse.
Nel caso in cui un soggetto soffra di gonfiore a livello gengivale, dovrà porre molta attenzione allo spazzolamento durante la quotidiana detersione dei denti: si è visto infatti che l’azione troppo aggressiva dello spazzolino può aumentare la sensazione di gonfiore alla parte interessata, favorendo il sanguinamento.
Anche il tartaro, dovuto alla calcificazione di placca, unito a batteri e a muco, concorre a favorire e a potenziare il gonfiore alle gengive: in questo caso il tartaro dev’essere rimosso con l’aiuto dell’odontoiatra (pulizia dentale).

Le gengive irritate, poi, possono dipendere da altri fattori, tra cui la gravidanza, l’allattamento e la pubertà: qui i soggetti sono sottoposti a sbalzi ormonali così consistenti da influenzare anche la ritenzione di liquidi e la circolazione sanguigna.
L’utilizzo di alcune categorie di farmaci può rappresentare un problema in presenza di gengive gonfie; in particolare, si fa riferimento ai farmaci anticoagulanti, poiché, se assunti in dose eccessiva, possono provocare sanguinamento delle stesse.

Se un soggetto è in carenza di vitamine, come la vitamina C e la vitamina K, con elevata probabilità soffrirà anche di gengive gonfie.
La grave carenza di vitamina C, assai rara nei Paesi industrializzati, comporta lo scorbuto, malattia che provoca affaticamento, dolore ai muscoli, mancanza di fame (inappetenza) e maggior probabilità di attacco da parte dei microorganismi patogeni. Ma non solo. Lo scorbuto va a colpire anche le gengive, che diventano più fragili e sensibili, portando a volte la perdita dei denti.
Per quanto riguarda la carenza di vitamina K, comunque altrettanto rara, si può affermare che a livello gengivale il deficit si manifesta con sanguinamento accompagnato da gonfiore.

Rimedi per le gengive irritate

Da considerare che anche lo stress influisce molto sul problema: sembra proprio, infatti, che quando l’organismo è sottoposto a condizioni di stress severo vi sia un’elevata probabilità che le gengive ne risentano, considerando la forte diminuzione delle difese immunitarie. Come meccanismo di difesa, il nostro organismo risponde con una forte e fastidiosa infiammazione delle gengive. In questo caso, l’erborista consiglia dei risciacqui con una soluzione contenente eleuterococco (Eleutherococcus senticosus), che con le sue proprietà adattogene ed immunostimolanti aiuta a rafforzare le difese immunitarie. In sostituzione si può utilizzare l’echinacea (Echinacea purpurea), con proprietà immunostimolanti, o l’aloe gel (Aloe vera), che gode delle stesse proprietà dell’echinacea. In più, l’aloe conferisce un’immediata sensazione di freschezza e tende a calmare l’irritazione delle gengive, perché ad essa si attribuiscono anche blande proprietà anestetiche.

Anche un corretto uso di collutori specifici allevia la sensazione di gonfiore: a tal proposito, si possono considerare gli oli essenziali di pompelmo (Citrus Paradisi), con note proprietà antinfiammatorie, utili per placare il gonfiore a livello delle gengive.
Ancora, la salvia (Salvia officinalis) e la menta (Mentha x piperita) sono molto importanti perché conferiscono una sensazione di pulizia e disinfezione del cavo orale. Anche la camomilla (Chamomilla Recutita) rappresenta un’ottima droga utilizzabile nel trattamento delle gengive gonfie, grazie alla sua azione lenitiva.

Gengive gonfie e tradizione

È curioso ricordare quali rimedi venivano utilizzati anticamente per cercare di correggere il disturbo delle gengive gonfie. Un tempo, come si può immaginare, non esistevano dentifrici e spazzolini per l’igiene del cavo orale; si faceva uso di foglie di salvia, rametti di pino e corteccia secca, che venivano masticate. Questa tecnica serviva non solo per pulire i denti, ma andava anche a rafforzare le gengive, prevenendo disturbi come sanguinamento e gonfiore.
Per evitare il peggioramento delle gengive gonfie, gli antichi facevano uso anche di risciacqui a base di , poiché il tè, grazie alle sue proprietà astringenti rese dai tannini, rappresenta un ottimo rimedio per mantenere le gengive in buono stato di salute.

Prof. Vito Tomasicchio

Dentista a Bari: Centro dentistico Tomasicchio