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Gnatologia e ATM

Gnatologia: cos’è e di che si occupa

La gnatologia è una branca piuttosto recente dell’odontoiatria che studia l’anatomia e le funzioni dell’apparato masticatorio, occupandosi della cura dei problemi delle articolazioni temporomandibolari, delle cefalee muscolo tensive e dei problemi cervicali originati da una malocclusione dentale.

Lo gnatologo è appunto il dentista con interesse specifico nel campo delle disfunzioni che si presentano quando l’occlusione dentale è compromessa.

Ma cos’è l’occlusione dentale?

L’occlusione si riferisce ai contatti dei denti superiori e inferiori in contatto tra di loro sia in una posizione statica che dinamica. Se questo contatto non è corretto, allora si parla di “malocclusione” ovvero di denti storti. Non è detto, però, che i denti storti indichino sempre una patologia perché potrebbero essere anche correttamente funzionanti. E’, però, durante la deglutizione che i denti si “serrano” tra loro evidenziando un cattivo combaciamento dentale. Se pensiamo che tale atto di deglutizione è compiuto circa 2000 volte il giorno, utilizzando 80 muscoli, ecco che si comprende come, in caso di malocclusione, il nostro organismo è costretto ad adattarsi con alterazioni della funzione delle articolazioni temporomandibolari e della postura del nostro corpo.
Si cade cioè nella patologia delle articolazioni temporomandibolari (ATM).

Malocclusione dentale e Patologia delle articolazioni temporomadibolari (ATM)

La malocclusione dentale potrebbe, tuttavia, essere anche causata da un adattamento posturale a problemi della colonna vertebrale come la scoliosi o da
arti inferiori di differente lunghezza o da disturbi della vista, ecc..  La nostra malocclusione potrebbe essere, quindi, una causa primaria o secondaria dei nostri problemi. Correggere la malocclusione quando la causa primaria dei nostri problemi risiede in una postura scorretta per altri motivi o viceversa correggere una postura scorretta quando la causa principale è legata a una malocclusione, provoca spesso un aggravamento della nostra patologia con danni talora irreversibili. Da qui la necessità di una diagnosi più che corretta da parte dello specialista gnatologo.
La figura dello specialista gnatologo viene spesso confusa con quella del dentista. Lo gnatologo in realtà ha un percorso formativo e professionale marcatamente specialistico. Ha dapprima svolto un normale percorso formativo da odontoiatra e solo in seguito si è specializzato in questa branca particolare che studia i disordini cranio-mandibolari (DCM).

 

I sintomi di tale malattia sono:

  • Dolori all’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM), localizzati e spesso confusi con dolori all’orecchio.
  • Dolore ai muscoli masticatori e in regione preauricolare.
  • Rumori lievi o importanti alle ATM in apertura e chiusura della bocca.
  • Bruxismo, digrignamento e/o serramento dei denti la notte
  • Fischi all’orecchio (acufeni), vertigini, senso di ovattamento alle orecchie
  • Mal di testa di vario tipo
  • Dolori al rachide cervicale e tensioni muscolari al collo, alle spalle e alla schiena.

I primi tre sintomi sono d’importanza fondamentale per la corretta diagnosi: La presenza anche di uno solo di essi indica che siamo dinanzi a una forma di DCM; se invece non è presente alcuno dei sintomi, possiamo escludere la diagnosi di disfunzione delle articolazioni temporomandibolari. La presenza di tale patologia nella popolazione è molto alta, circa 3 persone su 4 presentano almeno un segno clinico e 1 persona su 3 presenta almeno un sintomo. Le donne ne sono colpite circa 4 volte più degli uomini.

Quali sono le cause del mal di testa da disordini cranio-mandibolari (DCM)?

La causa principale è la malocclusione che può essere congenita oppure provocata. La perdita di uno o più denti ad es. è la più frequente perché determina successivamente uno stato di malocclusione o provoca il peggioramento di una malocclusione preesistente. Anche una terapia odontoiatrica errata può scatenare la sintomatologia dolorosa. Ad es. una protesi fissa “troppo alta o troppo bassa” confezionata cioè in modo da alterare il delicato equilibrio occlusale, delle otturazioni dentali mal eseguite o anche un trattamento ortodontico che badi solo a ottenere un risultato estetico, cioè “avere denti dritti” senza rendersi conto che quei denti storti rappresentavano un adattamento a una ben più grave patologia della colonna vertebrale.

Quali esami sono utili alla diagnosi?

Un bravo gnatologo si affida soprattutto all’esame obiettivo della funzione delle ATM e all’esame posturale e allo studio del caso tramite impronta con arco facciale e modello occlusale montato su un articolatore a valori medi. Serve anche una OPT (ortopantomografia) e una stratigrafia o una risonanza magnetica delle ATM (articolazioni temporo-mandibolari) nelle varie fasi dell’apertura e chiusura della bocca.

Terapia e cure previste

La terapia gnatologica consiste nel ristabilire i normali rapporti fra la mandibolare e il cranio. Per ottenere tale scopo si utilizzano apparecchi di resina bite plane (placca occlusale di svincolo) per riposizionare la mandibola con conseguente rilassamento dei muscoli masticatori e di tutti gli altri muscoli interessati. L’applicazione di un bite è però solo una terapia sintomatica con conseguenze anche positive, ma tale terapia non è una soluzione universale. Troppo spesso si applica un bite senza una corretta diagnosi ed esami approfonditi oltre che attenti controlli periodici e queste terapie condotte con tanta superficialità possono solo creare danni in luogo di un beneficio. Ai bites devono necessariamente seguire degli ortotici, apparecchi per il riposizionamento corretto della mandibola e la ricattura del menisco.

Una volta ottenuta la posizione corretta mandibolare o la migliore posizione possibile, occorre stabilizzare tale risultato con la terapia che lo gnatologo riterrà la più adatta al caso in esame. Al paziente saranno quindi proposti un semplice molaggio selettivo, tendente a eliminare le interferenze dentali o un trattamento ortodontico per riposizionare i denti in modo corretto oppure delle corone i per correggere tale posizione o, in caso di assenza di denti, delle protesi adatte.

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Ortodonzia: nascita, sviluppo e curiosità

La Storia dell’Ortodonzia

L’ortodonzia, così come la conosciamo, inizia i primi passi solo verso la fine dell’ottocento. Prima di allora faceva parte dell’odontoiatria generale e rientrava nella protesi dentale. Il dentista adattava i principi meccanici, usati per le protesi, ai denti, avendone già intuito le possibilità di movimento. Nella medicina classica dell’antico Occidente era già presente notevole attenzione ai denti con lo scopo di correggere un difetto estetico. Già nel primo secolo dopo Cristo Cornelio Celso raccomandava l’estrazione dei denti da latte per dirigere l’eruzione dei denti permanenti con la pressione delle dita.Fu la cultura araba, intorno all’anno mille, a recuperare e migliorare le antiche conoscenze mediche dell’Occidente. In tale epoca il dentista arabo Abulcasim limava i denti per creare spazio e correggere la posizione dei denti, osservando quanto i denti irregolari fossero sgraditi alle donne.
Nel Settecento si vedranno comparire i primi apparecchi correttivi dentali e la tecnica per applicarli fu descritta da Fauchard in “Le chirurgien dentiste” nel 1728.
Per eliminare il sovraffollamento dentario nella bocca, egli inseriva dei fili di cotone negli spazi interdentali, lasciandoveli in modo che il filo si gonfiasse per l’umidità salivare, rendendo mobile il dente e poi lo posizionava in posizione corretta con un apparecchio di sua invenzione e lo fissava con dei fili robusti per un determinato periodo fino a che il dente riacquistava fissità. In seguito ebbe la geniale intuizione di usare un nastro d’argento, unito ai denti tramite legature con fili metallici per ottenere l’allineamento: nasce così l’Ortodonzia Ortopedica.
Ma solo nell’Ottocento si registrarono rapidi progressi delle scienze e la nascita delle specializzazioni in medicina. Verso la fine di tale secolo la Francia perse il proprio predominio culturale a vantaggio degli Stati Uniti.
In tale epoca già Hunter proponeva l’uso di un piano inclinato per correggere il progenismo (quando la mandibola sporge in avanti rispetto alla mascella).
Con la scoperta poi del caucciù vulcanizzato si ebbe un’alternativa agli apparecchi metallici in oro o argento e comparvero sulla scena i primi apparecchi mobili (Brewster e Richardson 1860) con viti e molle per ottenere soprattutto un’espansione dell’arcata dentale.
Sin dagli inizi di questo secolo si passò quindi da una concezione solo estetica dei denti (intesi come ornamento del volto) a una concezione funzionale degli stessi. Comparvero così le mentoniere, le trazioni extraorali e intermascellari. Bizzarra è la soluzione proposta da Grandhomme a New York che utilizzava delle strisce di caucciù poste tra i denti preparati e incappucciati con cappette ricavate da denti d’ippopotamo.
Tuttavia, fu solo nel 1842 che l’italiano Carabelli definì una precisa nomenclatura delle malocclusioni.

Scuola americana in Ortodonzia

Agli inizi del Novecento furono scoperti i raggi X e la radiologia fu applicata all’odontoiatria. 
Avvenne così la comparsa della moderna ortodonzia per merito della scuola americana con Kingsley, Farrar e Angle. A causa della loro
concezione puramente meccanicistica gli americani si dedicarono soprattutto all’evoluzione dell’ortodonzia fissa.
Apparvero così sulla scena i primi anelli dentali (bande) all’inizio in oro, sostituito poi dall’acciaio, gli archi e i fili. Angle progettò così bande prefabbricate alle quali fissò degli attacchi (slot) per l’inserimento degli archi.
Tali apparecchi fissi e la loro tecnica di applicazione ebbero in tal modo un’ulteriore evoluzione per merito di Tweed, Jarabak, Ricketts, Andrews e Roth (solo per citarne alcuni), sino ai nostri giorni.

Ortodonzia: scuola europea

A differenza di quella americana la scuola europea sosteneva un indirizzo biologico-funzionale.
Era cioè un’ortodonzia veramente ortopedica, che mirava cioè a guidare lo sviluppo delle ossa craniche per correggerne le anomalie scheletriche secondo un concetto di armonia estetica del viso.
E la scuola italiana diede un valido contributo alla diffusione di questa moderna concezione dell’ortodonzia. Si decise dapprima di progettare questa terapia funzionale con le analisi cefalometriche e le simulazioni di trattamento per ciascun caso. Nacquero così gli apparecchi mobili funzionali con la creazione del primo monoblocco e degli attivatori (Robin, Planas, Cervera, Frankel, Bass, ecc.).
Con la comparsa della cefalometria computerizzata si giunge così ai giorni nostri.

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Prof. Vito Tomasicchio

Dentista a Bari: Centro dentistico Tomasicchio

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La mandibola che scrocchia

È capitato a chiunque, almeno una volta nella vita, di sentire la propria mandibola che scrocchia.
Un fastidioso scatto, una specie di “click” alla mandibola mentre si mastica.
Se è causale e non frequente possiamo ignorarlo ma, se si ripete spesso e tende a diventare doloroso, è il caso di rivolgersi a uno specialista.
Lo scatto della mandibola, infatti, indica la presenza di un problema dell’articolazione temporo-mandibolare, quella che connette la mandibola al cranio e che è funzionale ai movimenti della bocca, come masticare o parlare.

Mandibola a scatto: cause

Le cause principali sono del fastidioso scrocchio alla mandibola possono essere:
– la malocclusione dentale, cioè la scorretta sovrapposizione delle arcate dentarie, di solito conseguenza della perdita dei denti posteriori;
– il bruxismo, cioè l’abitudine, spesso involontaria, di serrare la bocca, soprattutto mentre si dorme.

Bruxismo e malocclusione possono essere associate e rendere più grave il fastidio.
A volte, il disturbo articolare può essere conseguente a problemi di stress emotivo che intervengono sulla muscolatura della bocca.
Se il disturbo non viene trattato si può cronicizzare e, in questo caso, non sono rare le complicazioni artrosiche o il rischio di rimodellamento del condilo mandibolare, fattori che aggravano ulteriormente la patologia.

Cosa causa il rumore che si avverte?

Come spiega il dr. Luciano Passaler, odontoiatra e direttore sanitario dello studio dentistico Adec di Milano:

“Il rumore che si sente è causato dal cattivo posizionamento del disco articolare, che si interpone tra l’osso temporale e il condilo mandibolare. Queste due ossa sono in contatto tra loro in un apposito spazio denominato “fossa glenoide”. Il movimento della mandibola deve essere scorrevole e a questo provvede il disco articolare. Quando si avvertono gli scatti, che in qualche caso possono diventare veri e propri blocchi della mandibola, ci si trova davanti a una mancanza di coordinazione fra disco articolare e articolazione, che ha una causa patologica e richiede un’attenta diagnosi e una specifica terapia.”

Cosa fare?

Se soffrite di questo disturbo, cercate un buon dentista gnatologo.
Lo gnatologo è lo specialista in ortognatodonzia, la branca dell’odontoiatria che si occupa dello studio della posizione delle arcate dentali e delle funzioni dell’articolazione temporo-mandibolare. Una visita, di solito, è sufficiente per individuare il problema. Approfondimenti ed esami strumentali potrebbero rivelarsi utili in caso di presenza di disturbi associati al “click” della mandibola.

Cure consigliate

In caso di disturbo lieve, non sono previsti particolari trattamenti terapeutici, se non l’eventuale ricorso a terapie sintomatiche, per esempio con farmaci miorilassanti o analgesici per alleviare il dolore.
Se il problema tende a peggiorare, diventa necessario lo studio delle arcate dentarie e, in caso si dovessero presentare problemi di malocclusione, occorrerà intervenire per correggerli o con appropriate terapie ortodontiche o con protesi sostitutive degli elementi dentari mancanti.
Quando il problema è causato dal bruxismo, disturbo che provoca anche danni alla dentatura, la terapia prevede l’uso di uno specifico bite, un apparecchio ortodontico personale leggero e non fastidioso, da indossare di notte.

Prof. Vito Tomasicchio