Il mucocele

Fig.1 – Come si presentava il mucocele nel labbro interno del paziente.

Avevate notato la presenza di una cisti sul labbro o sotto la lingua? E dopo un attento esame il vostro dentista stomatologo ha fatto diagnosi di mucocele o di ranula?

Ma cos’è un mucocele?

Il mucocele è una cisti da ritenzione salivare delle ghiandole salivari accessorie per ostruzione da un piccolo calcolo o per un trauma del loro condotto escretore e si presenta soprattutto sul labbro inferiore.

E’ una tumefazione di dimensione variabile, non dolorosa, morbida e di colore roseo trasparente o bluastro.

La ranula è la medesima cosa, solo di dimensioni un po’ più grandi e si manifesta di sotto la lingua per ostruzione della ghiandola salivare sottolinguale. Il suo nome deriva dal suo aspetto simile a quello delle sacche gonfiabili presenti sulla gola della rana toro.

Sono più frequenti nei bambini e nei soggetti giovani. All’interno di queste cisti si trova saliva densa che, accumulandosi, le fa aumentare di volume. Spesso avviene una rottura spontanea della parete cistica e osserviamo fuoriuscire questa saliva densa di colore giallastro.

Quale terapia si segue per eliminare il mucocele?

Per rimuovere il mucocele ed evitare che si riformi, è necessario l’intervento chirurgico di rimozione della cisti e delle ghiandole salivari adiacenti. La semplice aspirazione del solo contenuto, infatti, non dà risultati positivi a distanza di tempo.

Vi presentiamo un nostro recente caso clinico. E’ una giovane paziente, di ventitré anni, che all’esame obiettivo presentava all’interno del labbro inferiore una tumefazione di circa sette cm di diametro, fissa ai piani sottostanti, elastica, non dolente, di colorito lievemente bluastro (fig. 1).

Dopo anestesia locale con articaina e vasocostrittore, è stata fatta un’incisione a semiluna con bisturi intorno alla tumefazione e un cauto scollamento del sottile rivestimento mucoso sovrastante.  Esposto così il mucocele (fig. 2), lo abbiamo cautamente disinserito dai piani sottostanti, ponendo molta attenzione ad asportarlo interamente senza rotture della parete (fig. 3).

In seguito sono state cercate e asportate altre ghiandole salivari adiacenti per prevenire recidive.  Una sutura a punti staccati con filo riassorbibile 5/0 Vicryl plus ha concluso l’intervento (fig. 4). Il successivo taglio del mucocele ha evidenziato la fuoriuscita di materiale sieroso, denso e giallastro (fig. 5).

A distanza di una sola settimana la guarigione appare quasi completa ed è risultata ottimale dopo solo un mese dall’intervento (fig. 6 e 7).

Avremmo potuto optare per una semplice marsupializzazione della cisti (espone a frequenti recidive) o alla sua asportazione con l’ausilio di un laser a diodi ma in questi casi la semplice escissione con bisturi permette una guarigione rapida e molto soddisfacente sul piano estetico.

Prof. Vito Antonio Tomasicchio

Granuloma dentale: cause, sintomi e cure

Talvolta il dentista fa diagnosi di granuloma dentale riguardante un nostro dente cariato dopo avere eseguito una radiografia del cavo orale. Il paziente spesso si spaventa, perché associa questo termine ad altre malattie ben più pericolose che terminano in “oma” come sarcoma, carcinoma, ecc.. Ma per fortuna non è questo il caso del granuloma.

Cos’è un granuloma dentale?

E’ un’infezione cronica localizzata all’apice della radice di un dente (granuloma periapicale). In genere i pazienti conoscono e temono le patologie orali acute come la carie penetrante e la parodontite acuta (piorrea) che causano dolore. Tendono a trascurare, invece, le malattie croniche che hanno un decorso lento e con sintomatologia dolorosa, quasi assente tanto da passare inosservata.

Rischi e conseguenze

Accade così che, quando il danno viene rilevato, esso è così esteso da causare l’impossibilità di un recupero funzionale dell’elemento dentale compromesso con conseguente perdita dello stesso. I batteri cariogeni, infatti, dopo aver superato lo smalto, si diffondono velocemente in profondità, causando la morte dei vasi e nervi dentali (necrosi pulpare) spesso senza provocare dolore o fastidio all’ammalato.

Possibili cause del granuloma dentale

Una carie trascurata o una frattura della corona dentale con successiva infezione della polpa o anche, talvolta, una terapia canalare (devitalizzazione) mal eseguita causano una proliferazione batterica all’interno del dente. Questi batteri e le loro tossine iniziano così a uscire dal dente proprio attraverso quei fori, situati all’apice della radice, attraverso i quali passavano i vasi e nervi della polpa dentale. Spesso l’organismo cerca di difendersi da questa diffusione batterica, creando una capsula di contenimento attorno all’apice radicolare, dando inizio così al granuloma.

Tipi di granuloma

Vi è un granuloma semplice di forma rotonda o lievemente ovalare situato attorno all’apice radicolare, generalmente asintomatico e di piccole dimensioni. Quando però l’infezione si cronicizza, avremo un granuloma ascessualizzato con grave infezione purulenta della radice e notevole sintomatologia dolorosa. Si può poi avere anche un granuloma cistico quando, a causa del persistere dello stimolo infettivo, questo aumenta di volume tanto da causare un danno osseo notevole.

Cosa accade se non s’interviene?

Non vi è alcuna possibilità di guarigione spontanea ma l’infezione cronica progredirà lentamente sino a causare la distruzione totale della radice e la perdita dell’elemento dentale compromesso. Ma anche se un granuloma rimane nella sua forma semplice e asintomatica, quel dente rappresenta sempre un serbatoio d’infezione per l’organismo, trasformandosi in un focolaio di malattia (foci dentali) che può dare adito a malattie gravi cardiache (endocarditi) o renali (glomerulonefriti).

Cure, terapie e trattamenti

La terapia antibiotica, purtroppo, da sola non è sufficiente ed è indicata inizialmente solo nella forma acuta di granuloma ascessualizzato. Occorre sterilizzare il dente colpito dalla patologia granulomatosa. E’ cioè necessaria la terapia canalare (devitalizzazione). Se eseguita correttamente, si avrà la completa guarigione con la scomparsa del granuloma al successivo esame radiografico dopo qualche mese. Non sempre è però possibile eseguire una corretta devitalizzazione a causa d’impedimenti legati all’anatomia dentale o a una precedente scorretta devitalizzazione o ancora alla presenza di una capsula o di un complesso restauro con perni della corona dentale.

In tali casi l’unico rimedio possibile è l’apicectomia consistente nell’asportazione chirurgica dell’apice radicolare dentale. Ove neppure questa terapia sia possibile, non rimane che ricorrere all’estrazione dentale.

Prof. Vito Antonio Tomasicchio

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Gengive ritirate: cause, sintomi e soluzioni

Nel lavarvi i denti dinanzi allo specchio avete notato che le vostre gengive si sono ritirate e i colletti dei denti sono scoperti? Nessuna paura. V’insegneremo quali possono essere le cause e i rimedi e farmaci da adottare.

Questa patologia è meglio conosciuta in odontoiatria come recessione gengivale e consiste in uno spostamento della posizione della gengiva dalla sede naturale verso la radice dentale. Ne risulta scoperta una parte del dente, prima il colletto e, nei casi più gravi, poi anche una parte della radice dentale. Spesso alla recessione si aggiunge un gonfiore della gengiva con arrossamento e sanguinamento.

Questo provoca notevole preoccupazione nel paziente sia per il danno estetico derivato dai colletti scoperti, sia per il notevole aumento della sensibilità del dente agli stimoli termici e meccanici, come bevande e cibi troppo freddi o caldi e anche al semplice spazzolamento dentale.

Gengive ritirate: cause più frequenti

La causa più frequente è unabitudine scorretta di spazzolamento.  Lo spazzolino viene usato sui denti con un energico movimento orizzontale, magari utilizzandone anche uno con setole dure.  Ne deriva irritazione e sanguinamento delle gengive così maltrattate e questo preoccupa il paziente che evita di spazzolare la zona colpita con conseguente accumulo di placca e tartaro con successivo aggravamento della patologia. Altre importanti cause sono la cattiva igiene orale, la malocclusione (denti storti), il bruxismo (digrignamento o eccessivo serramento dei denti), il fumo, carenza di vitamina C o i piercing al labbro o alla lingua che strofinano contro le gengive e le irritano. Frequente è la comparsa di tale patologia durante la gravidanza e l’allattamento.

Sintomi della Retrazione Gengivale

denti sembrano essere divenuti più allungati e sensibili ad alimenti dolci o troppo freddi o caldi. Le gengive sono infiammate, dolenti e sanguinanti e a questo problema si accompagna spesso l’alitosi (alito cattivo) sino a avere, nei casi più gravi, dolore e spostamento o perdita di elementi dentali (piorrea).Ne deriva un notevole danno estetico con stress psicologico nell’ammalato che evita di sorridere per l’imbarazzo.

Rimedi e Soluzioni per le Gengive Ritirate

Occorre subito recarsi a visita dal dentista specialista, meglio se anche parodontologo che, dopo attenti esami e analisi (sondaggio parodontale, radiografie, test salivare, ecc.) effettuerà la corretta diagnosi e la terapia adatta. Stabilirà, inoltre, se la causa è da ricercare in altre malattie estranee al cavo orale e delle quali il sanguinamento gengivale è il primo campanello d’allarme.

rimedi consistono in un’igiene orale accuratissima con dentifrici al fluoro e l’uso di scovolino e filo interdentali, nella riduzione di bevande e alimenti acidi o dolci, nell’eliminare il fumo, avere una sana alimentazione con consumo di frutta e verdura e naturalmente nelle visite periodiche semestrali dal dentista.

Le soluzioni professionali professionali sono molteplici, iniziando con la detartrasi, levigatura radici e scaling sino a giungere all’applicazione di resine o nitrato di potassio per diminuire la sensibilità dentale, l’uso del laser con fluoruro di sodio, l’applicazione di un bite per evitare il bruxismo, ecc. sino a giungere a veri e propri interventi di chirurgia parodontale con innesto di tessuto connettivale.

Prof. Vito Antonio Tomasicchio

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Parodontite: cos’è, sintomi e cura

La parodontite, nota anche come periodontite e parodontopatia, consiste in un’infiammazione dei tessuti parodontali in grado di determinare la formazione di tasche, infezioni purulente, mobilità dentale, sanguinamenti, ascessi e persino la caduta di uno o più denti.
Se curata per tempo il processo risulta reversibile, è perciò fondamentale diagnosticare la parodontite nelle sue prime fasi per evitare che la problematica si cronicizzi e degeneri, richiedendo interventi di natura più invasiva, quali terapie rigenerative dell’osso.
Con questa sintetica infografica impariamo a riconoscere i sintomi della parodontite, gli stadi di sviluppo e le cure previste.

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Sensibilità Dentale: cause e soluzioni

I denti sensibili sono un problema molto comune e diffuso, ma quali sono le cause che scatenano questo disturbo?
In questo breve video potrai scoprire quali sono le motivazioni che possono favorire l’insogenza della sensibilità dentale e tanti utili consigli per prevernirla e lenire il dolore con semplici rimedi naturali e prodotti dedicati.

Per assicurare sempre la massima salute ai tuoi denti, inoltre, non dimenticare di effettuare regolarmente una visita di controllo ogni 6 mesi. Prenota la tua visita gratuita presso il nostro studio dentistico di Bari troverai qui i recapiti necessari:

Mal di denti

Il mal di denti è uno dei disturbi più comuni del nostro organismo. Il dolore manifestato può essere più o meno continuo o pulsante, e generalmente persistente. Tende ad accentuarsi in risposta a stimoli termici (caldo/freddo), chimici (dolci) o meccanici (masticazione) e ad irradiarsi progressivamente ai tessuti gengivali confinanti e agli altri denti contigui, fino a raggiungere anche l’osso di sostegno.

È un dolore penoso e insopportabile, che può essere causato da carie, gengivite, parodontite, pulpite, aumentata sensibilità dentale. Molto spesso è acutissimo, lancinante, provocato da una pulpite, cioè un’infiammazione della polpa, struttura interna al dente formata da vasi sanguigni e nervi e provocata di solito da un processo carioso profondo.

Se si riesce spesso a controllare questo dolore con farmaci antidolorifici, talvolta il mal di denti è così acuto e pulsante che con i farmaci si riesce a ridurre il dolore almeno temporaneamente. Ricorrere però ripetutamente a tali farmaci analgesici anche per evitare la visita dal dentista, farà solo ingigantire il danno dentale oltre a provocarne uno nuovo legato all’assunzione eccessiva del medicinale.

Il dolore dentale, tuttavia, può essere indicativo di affezioni che non hanno nulla a che vedere con i denti, come un’otite (infiammazione degli orecchi), una sinusite oppure un problema cardiaco come un infarto o un’angina pectoris. Sono tutte patologie che possono esordire proprio con fortissimo e inspiegabile mal di denti.

Se il dolore è transitorio e senza causa apparente, può essere legato a uno stato di stress. In tali condizioni il soggetto stressato serra involontariamente i denti, senza rendersene conto (bruxismo).

Cosa fare in presenza del dolore?

 Premesso, quindi, che ogni mal di denti presuppone la necessità di un’adeguata visita dentistica, vediamo cosa fare nel frattempo oltre all’assunzione di antidolorifici:

  •  Lavare sempre i denti dopo i pasti principali con acqua tiepida per evitare che lo stimolo termico esacerbi il dolore. Per lo stesso motivo evitate l’uso di dentifrici sbiancanti o abrasivi e non assumete cibi troppo caldi o troppo freddi.
  • Per alleviare il dolore persistente potete applicare sulla guancia un po’ di ghiaccio, avvolto in un panno morbido.
  • Applicate sulla zona (gengiva e dente) una soluzione o un gel anestetico, in genere a base di lidocaina e acquistabile in farmacia. Questo rimedio è anche indicato nei neonati che divengono agitati e nervosi quando stanno per spuntare i primi dentini da latte.

Cosa non fare in caso di Mal di Denti

  • Evitare di consultare il dentista, alleviando il dolore con ripetute assunzioni di farmaci antidolorifici. Questo comportamento non fa altro che ingigantire il danno.
  • Mettersi a letto. Diversamente da quanto si creda, la posizione orizzontale del corpo può accentuare il dolore (specie se pulsante).
  • Fumaree berealcolici: queste abitudini dannose ostacolano la guarigione di denti e gengive.
  • Tenere al caldo la parte dolorante. La temperatura elevata può accentuare il mal d denti.
  • Assumere cibi troppo caldi o troppo duri oppure bevande zuccherate e caramelle.
  • Sottoporsi a sforzi prolungati.
  • Assumere antibiotici senza prescrizione medica.

 Rimedi Naturali contro il Mal di Denti

 Nella medicina popolare sono presenti numerosi rimedi erboristici utili contro il mal di denti, e non potrebbe essere altrimenti, visto che fino non molto tempo addietro l’odontoiatria non offriva grandi possibilità di cura oltre la semplice estrazione del dente malato.

  • Chiodi di garofano: Sono uno dei rimedi naturali più utilizzati per calmare il dolore dei denti per il loro contenuto di eugenolo. Hanno azione antidolorifica e disinfettante.  Si può preparare un infuso da utilizzare come collutorio oppure applicarne uno sul dente che fa male e, se possibile, masticarlo a lungo.
  • Aglio: E’ il “rimedio della nonna” probabilmente più popolare poiché è un antinfiammatorio e un antibiotico naturale oltre ad avere un effetto anestetizzante. Nell’attesa di potersi recare dal dentista basta tritarne uno spicchio e farne uscire il succo e applicarlo direttamente sul dente e sulla gengiva dolente.
  • Alcol: L’alcol alimentare contenuto nelle bevande soprattutto superalcoliche (whisky, grappa, rum, ecc.) è l’ideale per alleviare il dolore. Assunto in piccola quantità nel cavo orale è un antisettico e antibatterico. E’ sufficiente uno sciacquo di un paio di minuti con una bevanda superalcolica per avere immediato sollievo.
  • Acqua e sale: Il sale è antisettico e lenisce il dolore quando soprattutto in caso di ascesso dentale. Basta diluire un cucchiaio in mezzo bicchiere d’acqua e fare degli sciacqui.
  • Malva: Un altro rimedio naturale in caso di mal di denti sono i fiori o le foglie di malva. Posti sulla zona dolente o facendo degli sciacqui con l’infuso di malva, calmano il dolore in caso di ascesso.
  • Cipolla: E’ considerata una vera e propria medicina naturale insieme all’aglio. Nel caso di mal di denti o d’infiammazioni gengivali, bisogna masticarla cruda per alleviare il dolore.
  • Tè scuro: ha spiccate proprietà analgesiche e antinfiammatorie in virtù della presenza di acido tannico, capace di calmare il dolore. Dopo aver immerso la bustina in acqua calda, sarà sufficiente applicarla sul dente dolorante.
  • Prezzemolo: Ha notevoli doti antinfiammatorie e riesce a lenire il dolore dentale. E’ sufficiente masticare un po’ di prezzemolo, ripetendo il trattamento più volte al giorno per avere un risultato incredibile. E’ anche un ottimo rimedio contro l’alito cattivo.

Spero che questi consigli ti saranno d’aiuto a combattere il tuo mal di denti, soprattutto quando questo compare nel momento sbagliato ad es. in vacanza o di domenica o altro giorno festivo, ma vi ricordo che sono solo rimedi per controllare il dolore e che la prima cosa da fare è consultare un dentista per capire la gravità del problema e le cure necessarie.

Per scoprire tanti utili consigli per mantenere i tuoi denti bianchi e sani clicca su Igiene dentale: guide pratiche e prevenzione

Prof. Vito Antonio Tomasicchio

Dentista a Bari: Centro dentistico Tomasicchio

Denti da latte, i principali traumi

Avulsione traumatica di un dente da latte: di cosa si tratta?

Vi è mai accaduto che, nonostante la vostra sorveglianza, il vostro bambino abbia avuto un grave trauma del suo viso a seguito di una caduta accidentale -fino all’età di 3 anni un bambino non ha ancora una buona coordinazione motoria- oppure per una caduta dalla bicicletta, una corsa, una zuffa fra coetanei, ecc. ?
Il risultato è spesso un trauma dentale, dalla frattura di una parte della corona dentale, in genere di un incisivo, alla perdita completa di uno o più denti.
I bambini sono soggetti molto più degli adulti a tali incidenti.
Spesso il piccolo paziente non lamenta alcun dolore ma è tuttavia importante porre attenzione ad alcuni segnali indicanti l’urgenza di una visita specialistica odontoiatrica.
Potreste notare, infatti, subito o anche successivamente alcuni segnali come lo spostamento dell’elemento dentale in arcata, il suo cambiamento di colore tendente al grigio o al nero, la perdita dell’elemento o la frattura della corona. Generalmente i denti più colpiti dal trauma sono gli incisivi superiori per la loro  posizione più anteriore.
Altre complicanze sono: disturbi di eruzione del dente permanente, conseguenze su estetica e funzione (fonesi e masticazione), alterazione delle abitudini orali (abitudini viziate), perdita di spazio, ecc..

I traumi dentali sia in  dentizione  decidua che permanente  consistono soprattutto in traumi ai tessuti duri.
Questi traumi si differenziano in:

Frattura della corona dentale senza complicazioni
Quando la perdita di corona è stata parziale, la terapia sarà di tipo conservativo e avrà come obiettivo il restauro della parte mancante. E’ sempre meglio anche recuperare, quando possibile, le parti del dente fratturato, anche se si tratta di frammenti.
Dopo la ricostruzione dentale il vostro dentista dovrà controllare nel tempo tali elementi dentali con test di vitalità e rxgrafie per valutare eventuali danni alla polpa radicolare. Se la corona dentale diventa più scura o se la gengiva intorno presenta un gonfiore o una bolla bianca contenente pus, occorre prontamente avvisare il dentista che sottoporrà il piccolo paziente a una nuova visita specialistica.

Frattura della corona dentale con complicazioni
Quando, però, il danno è più esteso con perdita notevole di corona dentale e interessamento della polpa (cioè dei vasi e nervi all’interno del dente) la situazione è più grave . In questi casi è necessaria una visita urgente dal dentista per evitare, se possibile, la terapia endocanalare (devitalizzazione). Nei casi dubbi o di evidente necrosi della polpa l’odontoiatra, dopo controllo radiografico, effettuerà tale terapia con adatto approccio psicologico e anestesia locale e possibilmente con l’ausilio del laser. Successivamente si provvederà alla ricostruzione del dente e ai successivi controlli.

Ma perché reimpiantare un dente da latte che, comunque, nel tempo è destinato a cadere?

È questa la domanda che i genitori molto spesso ci pongono.
Occorre sempre praticare o almeno tentare un reimpianto del dente da latte se sono state rispettate le condizioni di tempo e igiene dette precedentemente. La presenza, infatti, dell’elemento dentale è importante per l’accrescimento osseo di quel settore della bocca e per la regolare estrusione e conformazione del dente definitivo.
Ma questa delicata manovra dovrà sempre essere affidata a mani esperte.

Prof. Vito Tomasicchio

Come ricostruire un dente fratturato

Allungamento della corona dentale

La ricostruzione di un dente fratturato comincia con l’allungamento della corona clinica, il quale permette di migliorare la proporzione tra gengiva e denti.  E’ una procedura di chirurgia parodontale che ha come scopo quello di allungare la parte di  dente che si trova esposta al cavo orale (corona clinica) non coperta dalla gengiva. Si  effettua quando i denti sono ricoperti da una quantità eccessiva di tessuto gengivale e  quindi sembrano “troppo corti” anche se la loro reale lunghezza è nella norma. In tali casi  spesso è presente un “gummy smile” o sorriso “gengivale”, chiamato così perché si  intravedono molto le gengive. La mucosa gengivale viene rimossa e si esegue una  correzione della forma del tessuto osseo per esporre una maggiore quantità del dente    naturale, ottenendo così un più soddisfacente risultato estetico

L’indicazione principale, tuttavia, per cui si esegue un allungamento di corona clinica è quella di esporre il margine sano di un dente prima di eseguire un lavoro odontoiatrico di estetica o di restauro che non sarebbe altrimenti possibile perché il dente è cariato, rotto al di sotto della linea gengivale, per poterlo poi ricostruire in modo corretto e duraturo.
In tali casi è necessario far emergere almeno 1 o 2 mm di tessuto dentale sano sull’intera circonferenza dentale per permettere un restauro ideale. In caso contrario si incorrerà nel rischio di aver creato un margine ricostruttivo non corretto (con sovracontorni, difetti e, ruvidità di superficie). Nel caso, infatti, di un margine non ideale del restauro in profondità sotto la gengiva, si formerà vicino al margine osseo nel tempo una tasca parodontale con formazione di placca, edema, infiammazione e mobilità del dente stesso.

Si tratta di un intervento di chirurgia plastica parodontale che ci consente di rimodellare il bordo gengivale e osseo. Il caso presentato è stato effettuato in anestesia locale e utilizzando un laser a diodi, dopo aver eseguito terapia endodontica (devitalizzazione) e sigillo endocanalare con guttaperca.L’intervento consiste nell’incidere un lembo  muco gengivale e nell’effettuare poi una gengivoplastica e osteoplastica, eliminando la necessaria quantità di osso, rimodellando la mucosa gengivale attorno alla corona dentale, in modo da mettere a nudo una quantità maggiore del dente naturale, sufficiente a lasciare esposta almeno 2 mm di struttura dentale sana.

Subito dopo, per evitare successive fratture, viene eseguito un restauro del moncone dentale in resina composita e perno endodontico rinforzato in fibra di vetro. Si confeziona poi una capsula provvisoria in resina, facendo attenzione che il bordo di questa non tocchi il nuovo bordo gengivale creato per non causarne l’irritazione.

Dopo qualche mese si può passare alla protesi definitiva quando la possibile recessione gengivale a seguito dell’intervento, è ormai avvenuta e il bordo mucoso gengivale è sano e stabile.

Prof. Vito Tomasicchio

Dentista a Bari: Centro dentistico Tomasicchio

Implantologia: possibili complicazioni

Implantologia: quali sono le possibili complicazioni?

L’implantologia orale con gli attuali impianti in titanio ha consentito negli ultimi anni un livello sempre più predicibile di successo nell’osteointegrazione degli impianti con risultati duraturi nella loro sopravvivenza a lungo termine. Per tale motivo un numero sempre maggiore di dentisti propone ai loro pazienti una soluzione impiantare come terapia ottimale.

Non bisogna, tuttavia, dimenticare che trattasi di un intervento chirurgico vero e proprio, in alcuni casi anche complesso, e che come tale non è mai privo di rischi o complicanze durante l’atto chirurgico stesso o in epoca successiva.

Possiamo essenzialmente distinguere due tipi di complicazioni che possono insorgere nell’ambito dell’implantologia dentale: quelle meccaniche e quelle biologiche.

Le complicanze di tipo meccanico consistono essenzialmente in:

  • Svitamento o frattura della vite che blocca la giunzione impianto-moncone.
  • Frattura del collo dell’impianto
  • Frattura dell’impianto stesso spesso associata a perimplantite (vedi in seguito).

Ma tali complicanze meccaniche sono molto meno gravi per la salute del paziente a paragone delle complicanze di tipo biologico. Queste possono presentarsi nella fase operatoria o a distanza e, talora, indipendentemente da questo.

Le complicazioni che possono insorgere durante l’intervento sono:

  • Emorragie, quando nella preparazione del sito impiantare s’incontra osso debole, spugnoso, trasecolato con forte sanguinamento durante la perforazione.
  • Lesioni del nervo mandibolare o alveolare inferiore e del nervo linguale per utilizzo di impianto lungo o per una preparazione chirurgica più profonda del necessario. Tale lesione neurologica provoca perdita completa di sensibilità o una parestesia (alterazione della sensibilità) nella metà del labbro inferiore corrispondente e nella zona del mento o in metà della lingua.
  • Comunicazione oro sinusale con lacerazione della mucosa sinusale per invasione parziale della vite nel seno mascellare a causa del fallimento di un intervento di minirialzo del seno con dispersione del materiale da innesto nella cavità. In questo caso l’impianto dovrà essere rimosso ed eseguita la chiusura immediata della comunicazione oro-antrale con membrana riassorbibile e sutura.
  • Dislocazione di impianti nel seno mascellare. Lo sconfinamento dell’impianto in toto nella cavità sinusale può avvenire sia al momento dell’intervento, sia più raramente dopo il caricamento protesico dell’impianto. La presenza di un corpo estraneo nel seno mascellare può causare sinusiti e anche migrazioni pericolose di questo. In entrambi i casi il trattamento è chirurgico e consisterà in un intervento di chirurgia endoscopica transnasale del seno mascellare effettuato dallo specialista otorinolaringoiatra.

 

Le complicanze postoperatorie, che compaiono cioè a distanza di tempo dall’intervento, sono:

  • Ascesso. Un ascesso nella zona dell’impianto ha le stesse caratteristiche di un qualunque altro ascesso. Una scarsa attenzione ad evitare la contaminazione batterica da parte dell’operatore o dello stesso paziente può provocare questa infezione acuta purulenta. In tali casi occorre rimuovere l’impianto e curettare attentamente la cavità dopo aver sottoposto il paziente a terapia antibiotica e antinfiammatoria.
  • Perimplantite. E’ la stessa cosa della parodontite (piorrea), ma a carico di un impianto dentale. Consiste in un processo infiammatorio distruttivo che colpisce i tessuti duri e molli intorno a un impianto osteointegrato, determinando così la formazione di una tasca perimplantare e la perdita del tessuto osseo di supporto. E’ il principale motivo d’insuccesso a lungo termine (cioè successivo al caricamento protesico) degli impianti. Le perimplantiti precoci (11% della casistica) sono conseguenza di complicazioni infettive o di errori di tecnica chirurgica o di protesizzazione. Quelle tardive (30% della casistica) avvengono a maggior distanza di tempo e dipendono dalla perdita di un’osteointegrazione, inizialmente ottenuta e poi persa per cause svariate come:
  • sovraccarico biomeccanico, per scorretta esecuzione o progettazione della protesi
  • cause infettive (perimplantite) per assenza d’igiene riconducibile a negligenza del paziente
  • Cause infettive per difficile detersione nella zona dell’impianto e assenza di controlli periodici, attribuibili a colpa di odontoiatra e paziente. Il paziente, che si è sottoposto a terapia impiantare, ha l’obbligo di presentarsi a controlli periodici dal dentista implantologo (ogni quattro mesi circa). Tale necessità di controlli ormai dovrebbe essere ben nota ai pazienti, senza che vi sia un particolare dovere d’informazioni da parte del sanitario. Occorre tenere ben a mente che un impianto dentale, essendo un materiale artificiale inorganico, non è innervato sensitivamente e, quindi, non avverte precocemente (come accade con i propri denti) della comparsa di un problema infettivo. Quando si avvertono i primi fastidi o dolori è ormai troppo tardi e l’impianto dentale è perso insieme a perdita di tessuto osseo per la conseguente osteolisi, accompagnata o no da ascesso.

Prof. Vito Tomasicchio

Gengive irritate e gonfie

Le gengive irritate rappresentano una condizione fastidiosa, che si presenta spesso con un aspetto gonfio e arrossato delle stesse; nella stragrande maggioranza dei casi, le gengive gonfie sono inoltre accompagnate da infiammazione, facilità al sanguinamento e dolore.
Gengivite, gengive gonfie ed infiammazione gengivale sono tre disturbi strettamente collegati tra loro.

Cause

Una scarsa igiene orale facilita l’accumulo di batteri e residui di cibo sulle gengive, provocando un fastidioso gonfiore delle stesse.
Nel caso in cui un soggetto soffra di gonfiore a livello gengivale, dovrà porre molta attenzione allo spazzolamento durante la quotidiana detersione dei denti: si è visto infatti che l’azione troppo aggressiva dello spazzolino può aumentare la sensazione di gonfiore alla parte interessata, favorendo il sanguinamento.
Anche il tartaro, dovuto alla calcificazione di placca, unito a batteri e a muco, concorre a favorire e a potenziare il gonfiore alle gengive: in questo caso il tartaro dev’essere rimosso con l’aiuto dell’odontoiatra (pulizia dentale).

Le gengive irritate, poi, possono dipendere da altri fattori, tra cui la gravidanza, l’allattamento e la pubertà: qui i soggetti sono sottoposti a sbalzi ormonali così consistenti da influenzare anche la ritenzione di liquidi e la circolazione sanguigna.
L’utilizzo di alcune categorie di farmaci può rappresentare un problema in presenza di gengive gonfie; in particolare, si fa riferimento ai farmaci anticoagulanti, poiché, se assunti in dose eccessiva, possono provocare sanguinamento delle stesse.

Se un soggetto è in carenza di vitamine, come la vitamina C e la vitamina K, con elevata probabilità soffrirà anche di gengive gonfie.
La grave carenza di vitamina C, assai rara nei Paesi industrializzati, comporta lo scorbuto, malattia che provoca affaticamento, dolore ai muscoli, mancanza di fame (inappetenza) e maggior probabilità di attacco da parte dei microorganismi patogeni. Ma non solo. Lo scorbuto va a colpire anche le gengive, che diventano più fragili e sensibili, portando a volte la perdita dei denti.
Per quanto riguarda la carenza di vitamina K, comunque altrettanto rara, si può affermare che a livello gengivale il deficit si manifesta con sanguinamento accompagnato da gonfiore.

Rimedi per le gengive irritate

Da considerare che anche lo stress influisce molto sul problema: sembra proprio, infatti, che quando l’organismo è sottoposto a condizioni di stress severo vi sia un’elevata probabilità che le gengive ne risentano, considerando la forte diminuzione delle difese immunitarie. Come meccanismo di difesa, il nostro organismo risponde con una forte e fastidiosa infiammazione delle gengive. In questo caso, l’erborista consiglia dei risciacqui con una soluzione contenente eleuterococco (Eleutherococcus senticosus), che con le sue proprietà adattogene ed immunostimolanti aiuta a rafforzare le difese immunitarie. In sostituzione si può utilizzare l’echinacea (Echinacea purpurea), con proprietà immunostimolanti, o l’aloe gel (Aloe vera), che gode delle stesse proprietà dell’echinacea. In più, l’aloe conferisce un’immediata sensazione di freschezza e tende a calmare l’irritazione delle gengive, perché ad essa si attribuiscono anche blande proprietà anestetiche.

Anche un corretto uso di collutori specifici allevia la sensazione di gonfiore: a tal proposito, si possono considerare gli oli essenziali di pompelmo (Citrus Paradisi), con note proprietà antinfiammatorie, utili per placare il gonfiore a livello delle gengive.
Ancora, la salvia (Salvia officinalis) e la menta (Mentha x piperita) sono molto importanti perché conferiscono una sensazione di pulizia e disinfezione del cavo orale. Anche la camomilla (Chamomilla Recutita) rappresenta un’ottima droga utilizzabile nel trattamento delle gengive gonfie, grazie alla sua azione lenitiva.

Gengive gonfie e tradizione

È curioso ricordare quali rimedi venivano utilizzati anticamente per cercare di correggere il disturbo delle gengive gonfie. Un tempo, come si può immaginare, non esistevano dentifrici e spazzolini per l’igiene del cavo orale; si faceva uso di foglie di salvia, rametti di pino e corteccia secca, che venivano masticate. Questa tecnica serviva non solo per pulire i denti, ma andava anche a rafforzare le gengive, prevenendo disturbi come sanguinamento e gonfiore.
Per evitare il peggioramento delle gengive gonfie, gli antichi facevano uso anche di risciacqui a base di , poiché il tè, grazie alle sue proprietà astringenti rese dai tannini, rappresenta un ottimo rimedio per mantenere le gengive in buono stato di salute.

Prof. Vito Tomasicchio

Dentista a Bari: Centro dentistico Tomasicchio