10 risposte sull’implantologia dentale

L’implantologia dentale è una pratica chirurgica che, mediante l’innesto all’interno della mascella di impianti realizzati in materiale biocompatibile, consente di ripristinare appieno la funzionalità e l’estetica del cavo orale di chi -per cause di diversa natura- si trovi ad aver perso uno o più denti (edentulia parziale o totale).
Nel seguente video potrei scoprire nel dettaglio di cosa si tratta, come viene effettuato l’inserimento degli impianti dentali, le diverse tecniche di implantologia esistenti e in quali casi è consigliata o, viceversa, non indicata.

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Quanto costa un impianto dentale?

Implantologia dentale: fra costi e low cost

Caro dentista, ma quanto costa un impianto dentale?

Questa è la domanda che più di frequente mi rivolgono i pazienti.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una sempre più ampia diffusione dell’implantologia dentale consiste in un insieme di tecniche chirurgiche finalizzate a restituire a un paziente, privo di uno o più denti, una dentatura completa dal punto di vista estetico e funzionale.
Questo è reso possibile attraverso l’innesto di impianti dentali, ovvero dispositivi inseriti chirurgicamente all’interno della mandibola o della mascella: questi elementi, che possono essere metallici o meno, hanno la funzione di servire come supporto per le protesi -fisse o mobili- che ripristineranno la piena funzione masticatoria. I primi tentativi di recuperare la funzionalità di un dente perso attraverso l’inserimento di un elemento esterno nell’alveolo si perdono nella notte dei tempi e sono numerosi i reperti archeologici che presentano “denti” elaborati con parti di ossa di animali diversi, conchiglie e minerali vari. Nel XIX hanno luogo approcci di natura più scientifica, ma l’inadeguatezza dei materiali, nonché l’impossibilità di praticare l’anestesia e l’assenza di antibiotici, renderanno per lungo tempo l’implantologia una tecnica fallimentare.

impianti-dentaliBisognerà attendere la prima metà del Novecento per assistere ai primi impianti dentali di successo e oggi questa pratica si configura come la soluzione più apprezzata sul piano estetico e masticatorio nei casi di edentulismo sia parziale sia totale.
La quasi totalità degli impianti attuali è realizzata in titanio.

Ma qual è il costo effettivo di un impianto?

Preciso innanzitutto che il solo costo del materiale utilizzato, cioè l’impianto, non può essere utilizzato per giudicare la bontà di un intervento. Forse che si giudica il chirurgo dalla qualità del bisturi usato? L’abilità professionale del chirurgo implantologo ha un ruolo fondamentale nel giudizio finale.

Mi sembra poi superfluo avvertire il lettore che la questione impianto (qualità, controlli, un produttore rispetto all’altro) è solo uno degli aspetti (e neanche il più importante) che determina il successo della terapia implantare. Fondamentale è la capacità e competenza del chirurgo implantologo che esegue l’operazione e la sua maggior o minore osservanza di corretti protocolli sanitari, dalla prima visita, alla compilazione del questionario anamnestico, al corretto piano terapeutico. Un mediocre chirurgo che utilizza i migliori impianti del mercato ha forti probabilità di vedere un fallimento della terapia implantare. Si consideri che le statistiche sui fallimenti implantari indicano in appena il 7% i casi dipendenti da difetti di qualunque genere dell’impianto. E questa notizia oggi va tenuta sempre più presente, visto il proliferare di implantologi dell’ultima ora senza una preparazione e una esperienza specifica.

Dopo questa doverosa premessa occorre considerare altre variabili importanti:

  • Quali sono le condizioni generali di salute del paziente?
  • In quale stato è l’osso ricevente?
  • Vi sono denti da estrarre?
  • Sono presenti infezioni ossee o parodontali più o meno gravi?
  • È necessario un innesto di tessuto osseo?
  • Quanti impianti sono necessari?
  • Ecc., ecc., ecc.

 

Vi siete chiesti quanto costa un impianto al dentista?

Come per tutte le protesi dipende dal tipo e dalla qualità dei componenti dell’impianto. Una protesi in resina costerà meno di una in ceramica. Una protesi fatta in porcellana stratificata costerà di più di una protesi fatta in ceramica a un solo strato.

Consideriamo, però insieme un costo standard, iniziando a sapere che esistono impianti di fascia elevata e impianti economici. In Italia, però, le nostre leggi impongono una severa normativa della certificazione della qualità degli impianti dentali e questo a tutela della salute del paziente. Un impianto in titanio ha un costo oscillante tra un minimo di un centinaio di euro sino a superare i 400 euro. Esistono poi impianti dentali anche meno costosi, soprattutto nei paesi in cui non sono previste norme severe di controllo della qualità, ma un serio implantologo italiano molto difficilmente si affiderebbe a materiali scadenti. Non gioverebbe né a lui né al paziente compromettere la riuscita di un delicato intervento chirurgico solo per un risparmio di un centinaio di euro! Accade anche spesso che l’implantologo esperto utilizzi impianti di diverse ditte per casi differenti.

E quanto costa un impianto al paziente?

Secondo il tariffario proposto dall’ANDI (associazione nazionale dentisti italiani) un impianto osteointegrato ha un costo che varia tra i 700 e i 1300 euro. Un’inchiesta condotta da Altroconsumo in alcune città italiane ha dato un risultato pressoché identico. La maggioranza dei dentisti applica un costo oscillante tra gli 800 e i 1300 euro per impianto. A questo costo occorre aggiungere il costo della corona protesica di modo che il classico ponte di tre elementi (incapsulando cioè i denti vicini) ha un costo in pratica identico a quello di un impianto più capsula. Naturalmente la scelta dipende anche dallo stato dei denti vicini.

Quando, però, sono praticate tariffe insolitamente basse, è possibile che uno o più di questi aspetti abbia influito sul costo degli impianti dentali:

  • Utilizzo di materiali di qualità scadente
  • Impiego di personale sottopagato
  • Riduzione considerevole dei tempi chirurgici con influenza negativa sul risultato finale della osteointegrazione dell’impianto.

Un discorso a parte merita la scorretta pratica di prezzi civetta per ricaricare costi nascosti su prestazioni normalmente non conteggiate nel preventivo. Molti dentisti e, soprattutto quei centri dentali, da poco sorti all’estero e in Italia, pubblicizzano spesso che il costo di un loro impianto è di 400 euro, confrontandolo con i 700 – 1200 euro di un serio dentista italiano. Non fanno menzione però che a questa voce poi sono aggiunti degli altri costi per la scopertura dell’impianto, per il moncone artificiale (abutment), per l’impronta, per i modelli in gesso, ecc., tutte voci che il dentista italiano ha già compreso nella cifra iniziale. In tale modo le spesa di un impianto low cost raggiunge quella di un dentista italiano. Da considerare poi che utilizzano impianti il cui costo si aggira sui 35 – 40 euro mentre un impianto di discreta qualità costa mediamente 200 – 300 euro.
E tutto questo senza aver evidenziato la ben diversa abilità professionale del chirurgo!

Bisogna quindi cercare di non farne solo una questione di prezzi; vale la pena scegliere con calma un buon professionista cui affidare la cura della propria salute orale.
Quando si parla di salute, occorre ricordare che a qualità scadente corrispondono inevitabilmente danni difficilmente rilevabili nell’immediato futuro ma che si evidenzieranno a distanza di tempo, quando spesso sono divenuti ormai irrimediabili!
Sono circa 50.000 gli italiani che ogni anno sono costretti a sottoporsi a nuovi interventi chirurgici per rimediare a precedenti errori sulla loro bocca. Nel cercare ad ogni costo un risparmio si corre il rischio di affrontare un vero e proprio incubo costituito da numerosi interventi chirurgici riparatori.
In conclusione è’ sempre consigliabile rivolgersi al dentista di fiducia, di comprovata abilità professionale (la vostra salute merita il meglio), che si aggiorna continuamente, che si avvale delle migliori tecnologie presenti sul mercato (che hanno costi elevati) e che impiega il tempo necessario a ottenere risultati eccellenti per la vostra salute e il vostro sorriso.

Prof. Vito Tomasicchio
Dentista a Bari: Centro dentistico Tomasicchio

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Implantologia a carico immediato

L’implantologia a carico immediato è sempre la scelta migliore ?

ImageBigL’implantologia a carico immediato è una recente tecnica di chirurgia protesica che ha lo scopo di sostituire gli elementi dentali ormai perduti in maniera rapidissima.

Mentre nell’implantologia tradizionale, a carico convenzionale o differito, è obbligatorio un periodo di guarigione, variabile tra i tre e i sei mesi dopo l’inserimento degli impianti, prima che su questi venga applicata la protesi, nell’implantologia a carico immediato questo non accade.

Nell’implantologia a carico convenzionale scopo del tempo di attesa è quello di permettere la guarigione dell’osso che circonda gli impianti inseriti per ottenere un solido legame tra osso e impianti, definito osteointegrazione. Vi è però il grosso svantaggio di dover rimanere senza denti per un periodo lungo, durante il quale può essere anche poco confortevole utilizzare una protesi mobile.

Con il carico immediato la protesi sugli impianti può essere subito applicata, e il paziente vede risolversi in poco tempo i suoi problemi anche gravi diimages (1) assenza dentale. Questa metodica quindi incontra molto i favori dei pazienti ed è stata resa possibile grazie all’attuale migliore morfologia degli impianti con innovative caratteristiche di superficie e all’aiuto di moderne tecnologie come l’implantologia computer assistita e alle nuove tecniche diagnostiche in radiologia come la tomografia computerizzata Cone Beam che permette di utilizzare di software così sofisticati da farci ottenere immagini virtuali delle arcate ossee mascellari del paziente. Il tempo di guarigione è stato così tanto ridotto fino a giungere ad applicare la protesi nello stesso giorno nel quale gli impianti sono stati inseriti , ottenendo ottimi risultati quasi identici a quelli ottenuti con la tecnica di implantologia a carico convenzionale o differito.

 Ma c’è un ma…

L’implantologia a carico immediato è possibile solo se il paziente presenta determinati requisiti. I protocolli internazionali raccomandano di inserire impianti a carico immediato solo nei pazienti con queste caratteristiche.

  • presenza di una buona quantità e qualità di osso mascellare o mandibolare e dopo che abbiano concluso la fase di crescita ossea;
  • pazienti non in terapia con corticoidi e bifosfonati o in terapia oncologica per patologia ossea;
  • con notevole stabilità primaria degli impianti una volta inseriti (superiore a 30 Newton)
  • con un buon supporto gengivale;
  • con assenza di bruxismo (digrignamento dentale) o grave malocclusione
  • la presenza di un buon bilanciamento occlusale cioè con un corretto piano masticatorio.

Di importanza fondamentale è l’ottenimento di un’elevata stabilità nell’osso, in modo da permettere l’immediata protesizzazione senza il rischio di compromettere il risultato finale. Le moderne tecniche chirurgiche permettono di ottenere un’alta stabilità dell’impianto, ma se la qualità ossea è scadente, accade di non poter assolutamente raggiungere questo risultato assolutamente necessario per il raggiungimento del successo finale implantoprotesico.
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Occorre, quindi, che il chirurgo selezioni con attenzione i pazienti e le loro condizioni e soprattutto non garantisca la certezza assoluta di poter inserire gli impianti con questa metodica. Nessun intervento chirurgico è scevro da insuccessi e, se si rileva che l’impianto all’atto dell’inserimento non possiede la necessaria elevata stabilità nell’osso non necessariamente occorre ritenere che sia destinato al fallimento.

Basterà solo attendere qualche mese senza caricarlo per permettere all’osso circostante di consolidarsi sino a raggiungere l’osteointegrazione.

Non bisogna perciò farsi attrarre da facili promesse di protesi istantanee su impianti, ricordando sempre che in tutti i campi della chirurgia, la velocità non è mai sinonimo di qualità. Un bravo chirurgo non ricerca mai pubblicità a scapito del successo del suo operato, e questo comportamento professionale è la sola vera garanzia per il paziente.

Prof. Vito Tomasicchio
Dentista a Bari e Corato: Centro dentistico Tomasicchio

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Implantologia: possibili complicazioni

Implantologia: quali sono le possibili complicazioni?

perimplantite4L’implantologia orale con gli attuali impianti in titanio ha consentito negli ultimi anni un livello sempre più predicibile di successo nell’osteointegrazione degli impianti con risultati duraturi nella loro sopravvivenza a lungo termine. Per tale motivo un numero sempre maggiore di dentisti propone ai loro pazienti una soluzione impiantare come terapia ottimale.

Non bisogna, tuttavia, dimenticare che trattasi di un intervento chirurgico vero e proprio, in alcuni casi anche complesso, e che come tale non è mai privo di rischi o complicanze durante l’atto chirurgico stesso o in epoca successiva.

Possiamo essenzialmente distinguere due tipi di complicazioni che possono insorgere nell’ambito dell’implantologia dentale: quelle meccaniche e quelle biologiche.

Le complicanze di tipo meccanico consistono essenzialmente in:

  • Svitamento o frattura della vite che blocca la giunzione impianto-moncone.
  • Frattura del collo dell’impianto
  • Frattura dell’impianto stesso spesso associata a perimplantite (vedi in seguito).

Ma tali complicanze meccaniche sono molto meno gravi per la salute del paziente a paragone delle complicanze di tipo biologico. Queste possono presentarsi nella fase operatoria o a distanza e, talora, indipendentemente da questo.

Le complicazioni che possono insorgere durante l’intervento sono:

  • Emorragie, quando nella preparazione del sito impiantare s’incontra osso debole, spugnoso, trasecolato con forte sanguinamento durante la perforazione.
  • Lesioni del nervo mandibolare o alveolare inferiore e del nervo linguale per utilizzo di impianto lungo o per una preparazione chirurgica più profonda del necessario. Tale lesione neurologica provoca perdita completa di sensibilità o una parestesia (alterazione della sensibilità) nella metà del labbro inferiore corrispondente e nella zona del mento o in metà della lingua.
  • Comunicazione oro sinusale con lacerazione della mucosa sinusale per invasione parziale della vite nel seno mascellare a causa del fallimento di un intervento di minirialzo del seno con dispersione del materiale da innesto nella cavità. In questo caso l’impianto dovrà essere rimosso ed eseguita la chiusura immediata della comunicazione oro-antrale con membrana riassorbibile e sutura.
  • Dislocazione di impianti nel seno mascellare. impianto nel seno mascellareLo sconfinamento dell’impianto in toto nella cavità sinusale può avvenire sia al momento dell’intervento, sia più raramente dopo il caricamento protesico dell’impianto. La presenza di un corpo estraneo nel seno mascellare può causare sinusiti e anche migrazioni pericolose di questo. In entrambi i casi il trattamento è chirurgico e consisterà in un intervento di chirurgia endoscopica transnasale del seno mascellare effettuato dallo specialista otorinolaringoiatra.

 

Le complicanze postoperatorie, che compaiono cioè a distanza di tempo dall’intervento, sono:

  • Ascesso. Un ascesso nella zona dell’impianto ha le stesse caratteristiche di un qualunque altro ascesso. Una scarsa attenzione ad evitare la contaminazione batterica da parte dell’operatore o dello stesso paziente può provocare questa infezione acuta purulenta. In tali casi occorre rimuovere l’impianto e curettare attentamente la cavità dopo aver sottoposto il paziente a terapia antibiotica e antinfiammatoria.
  • Perimplantite. E’ la stessa cosa della parodontite (piorrea), ma a carico di un impianto dentale. Consiste in un processo infiammatorio distruttivo che colpisce i tessuti duri e molli intorno a un impianto osteointegrato, determinando così la formazione di una tasca perimplantare e la perdita del tessuto osseo di supporto. E’ il principale motivo d’insuccesso a lungo termine (cioè successivo al caricamento protesico) degli impianti. Le perimplantiti precoci (11% della casistica) sono conseguenza di complicazioni infettive o di errori di tecnica chirurgica o di protesizzazione. Quelle tardive (30% della casistica) avvengono a maggior distanza di tempo e dipendono dalla perdita di un’osteointegrazione, inizialmente ottenuta e poi persa per cause svariate come:
  • sovraccarico biomeccanico, per scorretta esecuzione o progettazione della protesi
  • cause infettive (perimplantite) per assenza d’igiene riconducibile a negligenza del paziente
  • Cause infettive per difficile detersione nella zona dell’impianto e assenza di controlli periodici, attribuibili a colpa di odontoiatra e paziente. Il paziente, che si è sottoposto a terapia impiantare, ha l’obbligo di presentarsi a controlli periodici dal dentista implantologo (ogni quattro mesi circa). Tale necessità di controlli ormai dovrebbe essere ben nota ai pazienti, senza che vi sia un particolare dovere d’informazioni da parte del sanitario. Occorre tenere ben a mente che un impianto dentale, essendo un materiale artificiale inorganico, non è innervato sensitivamente e, quindi, non avverte precocemente (come accade con i propri denti) della comparsa di un problema infettivo. Quando si avvertono i primi fastidi o dolori è ormai troppo tardi e l’impianto dentale è perso insieme a perdita di tessuto osseo per la conseguente osteolisi, accompagnata o no da ascesso.Prof. Vito Tomasicchio

Dentista a Bari: Centro dentistico Tomasicchio
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Impianti dentali: sono possibili per tutti?

Quando l’impianto dentale è sconsigliato

impianto dentale

Gli impianti dentali sono una procedura chirurgica ormai molto diffusa e praticata, tuttavia qualsiasi manovra eseguita dal chirurgo su un paziente deve essere sempre preceduta dalla domanda se tale terapia sia indicata.

Il modo più semplice per capirlo in tutta onestà è che il chirurgo si ponga la domanda se lui stesso si sottoporrebbe a quanto proposto oppure no.
Esistono, infatti, delle “controindicazioni” di carattere locale o generale, temporanee o permanenti che sconsigliano fortemente l’implantologia dentale: in realtà tutti i pazienti in buona salute possono essere sottoposti a un intervento di Implantologia dentale  per ritrovare il sorriso, solo, però,  un esperto chirurgo implantologo saprà necessariamente valutare “la situazione clinica globale” del paziente.
Sarà anche molto importante conoscere quali siano le  abitudini del paziente per l’igiene orale e indagare sulle sue eventuali abitudini errate (fumo, alcol etc.) o allergie ai farmaci.
Poi deciderà, da caso a caso, se e come intervenire.

Casi e controindicazioni

Le controindicazioni assolute, ovvero i casi in cui l’impianto dentale non dovrebbe essere mai praticato, sono le seguenti:

  • Immunodeficienza (deficit della risposta immunitaria alle infezioni). Tale paziente è esposto a rischi troppo elevati per affrontare un intervento di Implantologia dentale
  • Cirrosi epatica
  • Insufficienza renale
  • Malattie mentali o gravi disturbi psicologici.
  • Malattie neurologiche gravi (ictus, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer.
  • Uso di sostanze stupefacenti
  • Neoplasie in atto e pazienti in chemioterapia o sottoposti a  terapia radiante nei tre mesi prima dell’intervento di Implantologia dentale. Le attuali indicazioni per tali pazienti sono che un paziente in chemioterapia possa affrontare interventi chirurgici già dopo circa 2-3 mesi dalla fine della chemioterapia mentre un paziente che ha subito un trattamento radiante nel distretto facciale, dovrà attendere almeno 12 mesi prima di essere sottoposto a implantologia dentale.

Le controindicazioni relative, invece, riguardano quei fattori sfavorevoli da tenere in considerazione nella valutazione circa l’appropriatezza di un impianto dentale. Queste sono:

  • Diabete grave, scompensato.
  • Malattie autoimmunitarie (quando vi è una anormale reazione immunitaria verso organi dell’organismo stesso, come nel caso del Lupus Eritematoso Sistemico- LES e dell’ARTRITE REUMATOIDE).
  • Malattie cardiocircolatorie con pazienti con protesi valvolari cardiache e pregresse endocarditi batteriche. In tali pazienti esistono rischi elevati che vanno valutati con il cardiologo curante perché spesso i batteri del cavo orale possono aggredire i tessuti cardiaci provocando seri danni.
  • Disturbi della coagulazione
  • Patologie delle mucose orali come il lichen planus, pemfigo, eritema multiforme, stomatite erpetica, ecc.
  • Osteoporosi. Questa patologia non è un vero fattore di rischio per il posizionamento degli impianti. Il problema legato all’osteoporosi è legato ai bifosfonati, farmaci che vengono utilizzati soprattutto nell’osteoporosi grave e nelle terapie in presenza di neoplasie e vengono somministrati per os, endovena o intramuscolo. Questi farmaci ormai molto comuni, non vengono metabolizzati e permangono nell’osso per molti anni in elevate concentrazioni. Qualsiasi intervento chirurgico, non solo implantologico, quindi, espone al rischio di necrosi ossea a livello dei mascellari per i pazienti, soprattutto se in terapia endovenosa con tali farmaci.
  • Gravidanza
  • Tabagismo. Il consumo di tabacco aumenta il rischio di insuccesso impiantare di circa il 10% e costituisce una controindicazione nei casi più complessi come quelli con innesti ossei. La nicotina. Infatti, modifica la circolazione del sangue , causando una riduzione dell’apporto di sangue nella zona del nuovo impianto e verso i tessuti molli del cavo orale con un indebolimento delle difese immunitarie e rallentamento del processo di guarigione dei tessuti. In tali casi la struttura ossea è più rarefatta.
  • Parodontopatia (piorrea). Se il paziente non pratica abitualmente una corretta igiene orale, dovrà assolutamente abituarsi ad un costante controllo della placca batterica. In caso contrario vi sarà un rischio elevato di perdita degli impianti a causa della perimplantite ( infezione e distruzione dell’osso come avviene nella piorrea).

Nel successivo articolo vi illustreremo le possibili complicanze negli interventi di implantologia dentale.

Prof. Vito Tomasicchio
Dentista a Bari e Corato: Centro dentistico Tomasicchio

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Implantologia dentale: tecniche chirurgiche

Implantologia dentale: tecniche chirurgiche

implantologia dentale

Vediamo oggi quali sono le principali tecniche per l’inserimento di un impianto dentale.
Vi sono principalmente due tecniche per l’implantologia:

 *in due tempi  o in due fasi, la prima “sommersa“, ovvero con inserimento dell’impianto nell’osso. L’impianto sarà così coperto dalla mucosa. Nella seconda fase successiva avviene la riapertura della mucosa dopo 2-6 mesi ed avvitamento del”pilastro dentale” sull’impianto;

 *in unico tempo o fase. L’impianto è inserito transmucoso o flapless, cioè emerge la testa dell’impianto. Non sarà così più necessaria la riapertura della mucosa e si potrà così o lasciare guarire (sempre per 2-6 mesi) per integrazione ossea o caricare immediatamente, con avvitamento dell’apposito pilastro dentale, in modo provvisorio o definitivo, a seconda dei casi.

Naturalmente non vi è una maggiore o minore percentuale di successo tra le due tecniche ma sarà il chirurgo dentista a valutare di volta in volta quale delle
due tecniche sia più adatta alla situazione anatomica e clinica del paziente e alla tipologia dell’impianto.

implantologia dentale

Lo stesso dicasi per l’implantologia a carico immediato. Tale tecnica molto pubblicizzata permette una riabilitazione immediata estetica e funzionale. È sempre l’implantologo,tuttavia, a valutarne le possibilità di effettuazione a seconda della qualità dell’osso del paziente e della maggiore o minore ritenzione dell’impianto nell’osso stesso all’atto dell’inserimento. Nel caso di carico immediato possono anche essere utilizzati impianti monofasici o monoblocco, cioè costituiti da un pezzo unico con inserimento in una unica fase.

Altra variante di tali metodiche è l’implantologia computer assistita. Questa è una tecnica che permette di pianificare a mezzo computer l’intervento chirurgico, inserendo gli impianti endoossei in modo più  semplice e prevedibile. Grazie all’impronta presa al cavo orale del paziente si realizza in laboratorio una “dima radiologica”.  Successivamente il paziente esegue una TAC (tomografia assiale computerizzata) con dima radiologica inserita in bocca.
I dati di tale esame sono inseriti in un computer con apposito programma che elabora l’immagine delle ossa mascellari e permette così di progettare virtualmente la sede, il numero e tipo degli impianti.
implantologia dentaleL’elaborazione ottenuta permette così di realizzare la “dima chirurgica”  finale, per mezzo della quale l’implantologo inserirà gli impianti nelle sedi prefissate in unica seduta e senza errori.
Tale metodica permette di sfruttare al meglio la disponibilità ossea, anche in caso di spessori ridotti, e di far ottenere eccellenti risultati anche se affidata a mani poco esperte ma risulta una procedura complessa e con un costo sensibilmente elevato. Non può, inoltre sostituirsi al chirurgo in tutti i casi in cui  vi siano altri problemi, particolarmente frequenti in questi pazienti, come altezza o spessore ossei insufficienti o vicinanza di strutture nobili da non ledere assolutamente come il nervo mandibolare o il seno mascellare. In tutti questi casi l’esperienza e la manualità del chirurgo giocano un ruolo fondamentale.

 

Prof. Vito Tomasicchio
Dentista a Bari: Centro dentistico Tomasicchio

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Impianti dentali

Impianti dentali: come sono fatti?

dentista bari, impianti dentaliGli impianti dentali sono oggi il metodo più soddisfacente sul piano funzionale ed estetico per rimediare alla perdita di un dente.
Possiamo perdere i nostri denti naturali nei modi più svariati, con conseguenti disagi non solo estetici, ma anche con problemi nella masticazione dapprima, e poi con danni alla respirazione e disagi nel parlare.

Gli impianti dentali sono essenzialmente costituiti da un materiale estraneo al nostro organismo, il titanio, un metallo compatibile con i tessuti umani largamente sperimentato ed impiegato in implantologia per le sue caratteristiche biomeccaniche e biologiche. Il vantaggio del titanio consiste nella sua disponibilità praticamente illimitata, nell’assenza di problemi relativi al suo inserimento nell’osso umano e nella possibilità di migliorare le sue caratteristiche fisiche e chimiche da parte dell’industria.

L’impianto dentale è costituito da due parti principali: la vite -l’impianto dentale vero e proprio- e il pilastro o abutment. La prima viene inserita chirurgicamente nell’osso del paziente, mentre il secondo svolge il compito di creare una connessione fra la vite e la struttura della protesi. La vite, cioè la parte dell’impianto inserita nell’osso ha un collo liscio che rimane a contatto con la mucosa gengivale e una parte rugosa a contatto con l’osso. Tale rugosità di superficie è ottenuta tramite un trattamento, ottenuto con sabbiatura e successiva acidificazione, che viene effettuato al di sotto del collo liscio per modificare l’interfaccia osso-impianto al fine di migliorare ed accelerare i processi biologici di assorbimento dell’impianto da pare dell’osso, detta “osteointegrazione“. A osteointegrazione avvenuta, cioè quando l’osso si è connesso intimamente con la vite in titanio, contribuendo a creare la stabilità definitiva dell’impianto, si monta sulla vite un moncone artificiale o pilastro, dotato di un meccanismo di antirotazione e unito all’impianto tramite una vite passante con funzione di ritenzione.

dentista bari, impianti dentaliRecentemente le maggiori ditte produttrici hanno presentato un nuovo tipo di connessione tra impianto e pilastro: la connessione conometrica. Questa può essere priva di viti (ovvero “pura”) o con vite passante. La connessione conometrica prevede un incastro diretto tra il moncone e l’impianto, ovvero un’intima connessione tra un oggetto e una cavità di uguale conicità tra loro grazie all’attrito fra le due superfici. In sostanza, si ottiene una vera saldatura a freddo, tecnica ben nota da tempo in ingegneria. Studi aggiornati hanno dimostrato che la connessione conometrica impedisce il passaggio di fluidi e quindi anche la formazione batterica, con conseguente calo dei casi di insuccesso nell’inserimento degli impianti dentali.

Prof. Vito Tomasicchio
Dentista a Bari e Corato: Centro dentistico Tomasicchio

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Implantologia dentale

Implantologia dentale: cos’è?

dentista bari, implantologia dentale, impianti dentali

L’implantologia consiste nell’inserimento nell’osso mascellare o mandibolare, al posto di uno o più denti persi, di un pilastro artificiale -l’impianto– che, dopo essere stato integrato nell’osso stesso, possa sostituire il dente assente e svolgere la sua corretta funzione masticatoria.
Questa metodica chirurgica ci ha permesso di ricostituire i denti persi in maniera quasi identica ai denti naturali senza dover ricorrere come in passato  alle fastidiose e mal tollerate protesi mobili, comunemente chiamate dentiere, o a protesi fissate ai denti vicini a quelli persi –ponti– con riduzione (monconizzazione) di tali elementi dentali per poter fungere da pilastri del ponte.
Un impianto dentale, invece, consiste nella sostitu­zione di un dente mancante con un dente artificiale metallico, una vite generalmente in titanio inserito direttamente nell’osso.
Contrariamente ad una credenza tuttora comune tra i pazienti odontoiatrici in Italia, nella maggioranza dei casi l‘intervento di implantologia non è difficile né doloroso e costoso e presenta una percentuale di successo molto elevata, non comune in medicina, in genere oltre il 90 %.

Tipi di impianti dentali

At­tualmente gli impianti dentali sono quasi esclusiva­mente metallici –titanio– e possono essere distinti in iuxtaossei ed en­dos­sei.
Gli impianti iuxtaossei (fig. 1) sono in genere co­stituiti da trame metalliche inserite direttamente sotto il pe­riostio alveolare, dotate di perni metallici sporgenti nel cavo orale, atti a dare contenzione a protesi instabili. Sono attualmente poco usati.
Gli impianti endossei (fig. 2) metallici possono essere definiti come un mezzo di ancoraggio artificiale costituito da una parte infissa nell’osso e da una parte che sporge, attraverso la mucosa, nel cavo orale. Tale parte spor­gente o moncone artificiale è usato come pilastro per la contenzione di una protesi fissa.
Secondo la loro forma si parla di impianti ad ansa, ad ago, a lama (fig. 3), a vite cava, piena o mista, e a vite sommersa (fig. 4 e 5) cioè un impianto in cui la parte endossea e quella sporgente, sono formate da due parti separate.

Prof. Vito A. Tomasicchio, Dentista a Bari
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Implantologia dentale e Split crest

Espansione ossea per l’inserimento di impianti dentali


Per l’inserimento di impianti dentali è fondamentale che il paziente presenti sufficiente materia ossea nella mascella.
Tuttavia, la caduta dei denti o la loro perdita dovuta a un trauma, una parodontite profonda o una carie mal curata, provoca sempre un importante riassorbimento osseo che, a sua volta, modifica il profilo delle creste mascellari.
Questa atrofia ossea è poi un problema che si presenta quando il paziente desidera avvalersi di una protesi fissa su impianti dentali. Occorre, dunque, praticare un intervento di rigenerazione ossea pre-protesica per inserire impianti di calibro e lunghezza adeguati al carico masticatorio da sopportare.

dentista a bari, split crest, impianti dentali
Foto 1
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Foto 2

Tale rigenerazione consiste in una espansione controllata dell’osso mascellare ottenibile tramite una tecnica denominata split crest. Essa consiste nel separare chirurgicamente le zone corticali -vestibolare e palatina- dell’osso mascellare con spostamento in avanti della vestibolare. Si tratta in pratica di una frattura ossea controllata. Nello spazio ottenuto vengono inseriti impianti dentali endossei con innesto di tessuto osseo omologo (proprio del paziente), eterologo e collagene.

Nel caso presentato osserviamo l’agenesia dentale di 12, ovvero l’assenza congenita di un incisivo superiore destro. In questo caso la misurazione dello spessore osseo è di circa 3 mm in direzione vestibolo-palatale (foto 1 e 2).

dentista a bari, split crest, impianti dentali
Foto 3

Abbiamo praticato l’intervento di espansione ossea controllata split crest con cauto inserimento di espansori manuali conici a vite Ostwill di calibro crescente, ottenendo una espansione ossea di circa 3 mm (foto 3).
In tale breccia ottenuta viene immesso tessuto collagene e osso eterolologo e inserito un impianto in titanio con superficie a rugosità controllata NANO-TITAN di ultima generazione, per ridurre il tempo per la sua completa osteointegrazione, ovvero l’assorbimento definitivo dell’impianto dentale da parte dell’osso. (foto 4).

Successivamente sarà eseguito, a fine trattamento ortodontico, un intervento di chirurgia parodontale, detto roll flap, a lembo bilaminare con innesto muco gengivale prelevato dal palato per la ricostruzione dell’architettura gengivale intorno all’impianto dentale.

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Foto 4

 

Prof. Vito Tomasicchio, 
Dentista a Bari e Corato: Centro dentistico Tomasicchio

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